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Design – lo strumento del successo!

Ultimamente ci imbattiamo nella parola design nei contesti nuovi e persino strani per la maggioranza. Parliamo di design in connessione con termini come sistemi, strategie, città, imprese, processi, servizi, brand, prodotti digitali, e concetti mentre prima eravamo abituati a collegarla principalmente ai prodotti concreti come oggetti decorativi, macchine, abbigliamento e mobili.

Di che cosa si tratta? Il design si sta trasformando dalla progettazione di cose tangibili alla sfera di eventi immateriali. Questo si evidenzia sia dall’uso della parola stessa che dal tipo di designer di cui il mercato richiede. L’ambito e la vita lavorativa si stanno modificando in modo impetuoso. Le competenze che prima venivano ritenute necessarie oggi non lo sono più o almeno non lo sono nella stessa proporzione che in precedenza.

Il termine sta sempre di più assumendo il significato di una creazione di valori in sostituzione dell’industria di design.

Dal punto di vista procedurale negli ultimi decenni hanno influenzato il design thinking, design di servizi e ultimamente in modo particolare co-design. Nel contempo, il design diventa pluridisciplinare: il design si usa costantemente nelle nuove sfide e possibilità, nelle aree di confine. Nel prossimo futuro assisteremo all’emergere di nuove combinazioni. Designer di servizi, designer di città e co-designer sono già familiari a molti, ma che ne direste di design-ingegnere o design-infermiere? E ben vengano altre combinazioni ancora più inconsuete! Nel mondo diversi tipi di percorsi formativi nel design sono già attuali, quindi i viaggi di esplorazione verso altri confini e persino gli esprimenti anti-disciplinari appaiono estremamente intriganti.

Il design richiede sempre di più una partecipazione transdisciplinare. La gestione dello sviluppo tocca anche i cambiamenti nei settori di competenza. Prima l’esperto raccontava in modo unidirezionale come stanno le cose e gli altri accoglievano l’informazione. Oggi la competenza specifica si edifica attraverso il dialogo, sviluppando e lavorando insieme traendo profitto dal sapere di tutti. Il design potrebbe assumersi il ruolo dell’elemento di connessione, fuori dai silos, che integra punti di vista diversificati nell’ottica di uno sviluppo sistemico utilizzando i metodi di co-design.

Sarebbe meglio non prendere nessuna decisione e non realizzare alcun progetto senza prendere in considerazione il futuro. Ecco perché sarebbe saggio interpretare continuamente i cambiamenti in vista in modo da predire e prefigurare anticipatamente il futuro. Il fenomeno di VUCA (Volatility, Uncertainty, Complexity, Ambiguity), a titolo esemplificativo, significa complessità costantemente in aumento, cambiamenti improvvisi, incertezza, mal comprensioni, direttive ingannevoli e sensibilità esplosiva. Dal punto di vista del leadership e della progettazione VUCA inscena il bisogno di cambiamenti veloci e di elasticità nell’attività lavorativa. Le decisioni e i progetti si dovrebbero fare sempre di più qui e ora, in maniera olistica e consapevole della storia, del contesto specifico e con lo sguardo verso il futuro. I lunghi processi non si adattano più nell’ambito delle attività nel mondo del lavoro che sono in continuo cambiamento. Metodo del design, veloce concettualizzazione, la realizzazione di prototipi e la sperimentazione conquistano man mano un posto sempre più essenziale in questi giorni.

L’altro grande cambiamento riguarda la quarta rivoluzione industriale che obbedisce alle regole dei megatrend. Di questo fanno parte l’automatizzazione, la robotizzazione, l’intelligenza artificiale, big data, l’internet nel suo complesso, la digitalizzazione e la biologia sintetica. Il lavoro del futuro sarà in collaborazione con i robot e intelligenza artificiale. Anche in queste trasformazioni designer troveranno spazio sia nella progettazione immateriale che in quella dei prodotti concreti. I designer troveranno collocazione anche nel predire gli sviluppi prossimi e nel partecipare attivamente alla creazione del futuro (design fiction, design science fiction). Una delle nuove professioni che si incontrano sempre di più è infatti Visual Futurist. Nell’ambito di attività sempre più complesso e in cambiamento accelerato ha conquistato il suo posto specifico anche il design dell’informazione, che sintetizza e offre una visione completa. Non a caso la comunicazione visuale è sempre più in auge.

Il design dell’immateriale resta comunque l’ambito che necessita in modo crescente nuovi attori, indipendentemente che si tratti di sistemi, processi, servizi, allineamenti o concetti strategici. Nel mezzo di tutte queste trasformazioni riterrei che sia giunto il momento ideale per elevare l’influenza economica e sociale del design e allo stesso tempo accrescere il ruolo dei designer e del design in generale rispetto ad altre professionalità. Un significativo peso nell’aumentare il suo effetto si potrebbe ottenere attraverso la leadership e il ruolo di designer come consulenti di fianco alla classe dirigente e facendo parte dell’organizzazione che prende le decisioni. Già nel 2009 Tim Brown stimolava i designer a pensare in modo ampio, in occasione del suo discorso che ha ricevuto un ascolto notevole nel Ted (http://www.ted.com/talks/tim_brown_urges_designers_to_think_big). Questa stessa richiesta vale anche oggi. Secondo la mia visione gli attori dei successi del futuro saranno designer del immateriale, competenti vari nei settori di confine e coloro che combinano diverse competenze. I designer dei concetti immateriali oltre ad essere degli “esperti generali” (neo-generalist) governano i metodi del design e diventano esperti nella progettazione strategica. “Designer- esperti generali” (co-designer) saranno particolarmente utili quando si collabora con i decision maker.

Anu Kantola, sempre attuale e puntuale nei suoi testi, ha scritto sulla sua rubrica in Helsingin Sanomat (il quotidiano di Helsinki pubblicato il 1.3. 2016) un anno fa riguardo lo sviluppo dell’offerta formativa che “la transdisciplinarietà serve soprattutto nell’economia attuale, che vedrà scomparire i lavori di routine dei “colletti bianchi” e i nuovi ruoli richiedono creatività (…) aumentate la libertà, le scienze umanistiche e stimolate tutti verso scelte laterali e strambe. Servono proposte formative di tutti i generi e insegnanti da ogni luogo e settore”. A mio parere, per quanto riguarda lo sviluppo del ruolo del design, bisogna ampliare l’accoglienza della diversità; lasciamo che ogni fiore fiorisca a suo modo e rendiamo possibili per gli studenti di design percorsi formativi personalizzati nello spirito del testo di Anu Kantola. Senza per questo dobbiamo dimenticare l’operare artistico e l’industria di design.

Teniamo comunque bene in mente che il passato non deve definire quello che sarà domani. In particolare nell’ambito del design uno dei grossi rischi è rappresentato da un nostalgico protezionismo, in cui lo sguardo si fissa solo sullo specchietto retrovisore. La realtà si costituisce con “sia-sia” e non con “o – oppure”. La storia dona al tempo presente molti modus operandi e allo stesso momento orientiamo il nostro sguardo con forza verso la direzione in cui stiamo andando e lontano nel futuro.

Affermo con forza che dentro questo cambiamento tecnologico e svolta generale è l’essere umano che deve stare nel centro dell’evoluzione. Insieme possiamo edificare un mondo migliore e in questo design potrebbe svolgere un ruolo risolutamente più centrale di prima.

Jari Koskinen

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